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Siria – Armi chimiche utilizzate da IS a Kobane provengono dall’Iraq

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(Foto: Reuters / Morteza Nikoubazl)
Kermanshah, un ragazzo passeggia vicino a un cartello che ricorda che il luogo è stato attaccato da armi chimiche durante la guerra tra Iraq e Iran.

Secondo un recente rapporto pubblicato dal Middle East Review of International Affairs, o MERIA, i militanti dello Stato Islamico hanno usato armi chimiche, compresi gas mostarda, contro i combattenti curdi presenti a Kobane, durante il loro primo tentativo di assedio nel mese di luglio.

Il rapporto, che si basa su testimoni oculari presenti sul campo, afferma che le armi chimiche erano state trasferite nella provincia siriana di Raqqa da un impianto di Saddam Hussein situato nei pressi della capitale irachena di Baghdad. La relazione ha suscitato il timore che IS potrebbe avere accesso a vaste scorte di armi chimiche, compreso il sarin, l’iprite e il VX, un agente nervino.

Nel mese di giugno è stato riportato che lo Stato islamico era riuscito a entrare in possesso di un impianto di armi chimiche a Muthanna, vicino alla città di Samarra, situata a 45 km a nord ovest di Baghdad. Il governo degli Stati Uniti allora affermava che il complesso, considerato come uno dei più importanti impianti di armi chimiche di Saddam Hussein costruito durante la guerra tra Iraq e Iran nei primi anni ’80, non potesse contenere “armi chimiche che avrebbero potuto essere usate per scopi militari”.

Tuttavia, stando ad un rapporto pubblicato dal New York Times martedì 14 ottobre, l’esercito americano non solo è riuscito a recuperare enormi scorte di armi chimiche in Iraq, compreso nel complesso di Muthanna ora nelle mani di IS, ma ha tentato di mantenere la massima segretezza su quanto accaduto. Il rapporto, che si basa su interviste con diversi ex soldati dell’esercito degli Stati Uniti, ha affermato che tra il 2004 e il 2010, i soldati hanno trovato migliaia di munizioni chimiche arrugginite e corrose.

La relazione del NYT ha fatto notare che tutte le munizioni chimiche scoperte in Iraq sono state prodotte prima della guerra del Golfo del 1991 e sono state “progettate negli Stati Uniti, fabbricate in Europa e riempite con gli agenti chimici in linee di assemblaggio costruite in Iraq da alcune imprese occidentali.”

La campagna statunitense in Iraq nel 2003 venne lanciata sul presupposto che Saddam Hussein stava nascondendo e arricchendo attivamente una riserva enorme di armi chimiche. Tuttavia, la relazione del Times smentisce la tesi, dato che in Iraq non è stato rinvenuto nulla che possa fare alludere “ad un programma di costruzione di armi di distruzione di massa”, e il governo americano ha soppresso quanto è venuto a galla per evitare ulteriori imbarazzi.

Sempre secondo il Times, nonostante gli stessi ispettori delle Nazioni Unite riportarono di non aver trovato alcuna prova delle armi di distruzione di massa di cui parlava l’amministrazione americana, durante l’occupazione in Iraq le truppe americane trovarono scorte di armi chimiche che sono state identificate come fabbricate prima del 1991. Il materiale è risultato essere vecchio e arruginito, ma anche se inadatti a essere utilizzati come in principio contenevano ancora agenti chimici mortali.

L’ascesa dello Stato Islamico in Iraq ha riacceso le preoccupazioni che i militanti potrebbero ora essere in controllo di quasi 5.000 testate chimiche scoperte in Iraq e che potrebbero usare queste armi, vietate ai sensi della Convenzione sulle armi chimiche del 1997 , nel loro assalto in Siria e in Iraq.

“Il probabile possesso da parte dello Stato Islamico di armi chimiche è per ovvi motivi una questione di grave preoccupazione, e dovrebbe essere oggetto urgente di ulteriore attenzione e di indagine”, dice il rapporto MERIA, aggiungendo che le prove suggeriscono fortemente che almeno una parte dell’arsenale di armi chimiche di Saddam Hussein viene ora utilizzato in combattimento dal gruppo Stato islamico.

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