NO! PETROLIO

Fine dell’era dei combustibili fossili o trivellazioni a tutto campo? I Comitati insorgono sull’incoerenza del Governo Renzi tra politica nazionale e accordi internazionali del recente G7

comitato

 

Il Governo Renzi, ed il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, devono urgentemente far chiarezza sull’incoerenza chiara e netta che emerge dagli ultimi risvolti sulla questione trivellazioni.

Dopo l’approvazione dello Sblocca Italia, nonostante il netto contrasto delle popolazioni locali (società civile, governatori ed amministratori) e i relativi ricorsi giunti da diverse regioni italiane nel fermare la sua attuazione, dopo l’emendamento correttivo e la relativa accelerazione a cascata delle richieste di permesso di ricerca e coltivazione idrocarburi su tutti i territori locali interessati; la posizione dell’Italia dopo il recentissimo vertice G7, appena conclusosi a Garmisch con l’accordo dei paesi industrializzati nell’adottare misure severe per ridurre i gas serra eliminando gradualmente l’uso di combustibili fossile, è nettamente in contrasto.

Nel frattempo gli effetti dello Sblocca Italia a livello territoriale non hanno tardato ad arrivare.

Sono decreti “pesanti” quelli del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare dell’8 giugno 2015 che, di fatto, autorizzano la Northern Petroleum ad effettuare prospezioni petrolifere (2D o 3D a seconda dei casi) al largo delle coste pugliesi. Aggiungendosi al permesso accordato alla Spectrum Geo che riguarda tutto il basso Adriatico.

Pesanti perché cancellerebbero una storia: quella di un’intera Regione, e di una parte dei suoi amministratori locali, che in tutti i modi hanno reagito alla forza delle compagnie petrolifere, preparando osservazioni, ricorsi al TAR e alla Corte Costituzionale.

E cancellerebbero la storia di tutti quei testardi movimenti ambientalisti che hanno opportunamente sollecitato queste scelte, che hanno prodotto osservazioni complesse, che hanno sensibilizzato interi territori, che sono scesi in piazza diverse volte (Monopoli, Manfredonia, Lesina), che hanno fatto rete per dimostrare che un altro modello di sviluppo è possibile.

La vera questione è che le compagnie petrolifere hanno, da alcuni mesi a questa parte, un alleato in più: il Governo nazionale. Governo che, con arroganza, ha accelerato gli iter autorizzativi attraverso le norme contenute nella conversione in Legge dello “Sblocca Italia”, che non fa mistero di considerare (inspiegabilmente) gli idrocarburi una risorsa strategica per lo sviluppo del Paese e che finge di non aver visto 40.000 persone in Piazza alla manifestazione No Triv di Lanciano del 24 maggio scorso.

Contro tali autorizzazioni è, inoltre, prevista possibilità di ricorso al TAR entro 60 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale e al Capo dello Stato entro 120. E il decreto del Ministero capita (casualmente) proprio nel periodo in cui la Puglia non ha neanche ancora insediato il nuovo Consiglio Regionale.

E’ il momento dei territori, dell’unità delle battaglie, di un nuovo protagonismo della società civile e, perché no, della politica locale. Non è il momento di lanciare segnali negativi e lasciare la barca in balìa del vento. Non è il momento delle strumentalizzazioni. La reazione di pochi giorni può determinare risultati impensabili.

Chiediamo ai rappresentanti politici locali, provinciali, delle Città Metropolitane e della Regione di intervenire con forza nella vicenda, valutando ogni attività giuridica, legale e politica per contrastare delle scelte effettuate dal Ministero sulla testa dei territori e senza che vi fosse urgenza.

I movimenti pugliesi contro le trivellazioni, che ormai hanno fatto rete da tempo, stanno monitorando costantemente anche questa situazione e faranno sentire la propria voce, tutt’altro che inascoltata, ma ancora una volta, come Davide contro Golia, hanno bisogno di poter contare sul consenso e sul sostegno dei cittadini e dei territori tutti, per realizzare l’ennesimo “miracolo” delle popolazioni sensibili e illuminate contro i propri governi scellerati e forse “venduti”.

Silvia Russo

Portavoce Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili