Mediterraneo libero dalle trivelle

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Ancora una volta, dopo la grave vicenda del trasbordo delle armi chimiche siriane presso il Porto di Gioia Tauro, il Coordinamento Sos Mediterraneo denuncia agli organi di informazione il tentativo delle multinazionali del petrolio di distruggere l’intero ecosistema del mare Jonio, in un’ampia porzione marina che abbraccia Puglia, Basilicata e Calabria. In particolare, le coste calabresi minacciate sono quelle di Crotone e Catanzaro per un’area marina di circa 750 chilometri quadrati.

Nonostante il territorio calabrese ed il suo fondo marino ricadano nella zona più sismica d’Italia e siano soggetti a fortissimi terremoti come quelli del 1783 e del 1908, si continua a voler trasformare il fondo del Mar Jonio in un colabrodo, con sistemi di ricerca del petrolio ritenuti dalla comunità scientifica altamente invasivi, come il metodo dell’”air-gun” che consiste nel bombardamento del fondo marino con fortissime detonazioni di aria compressa; questo sistema largamente adottato in tutto il mondo, è in grado di scatenare potenziali terremoti, sollecitando le faglie sismiche sottomarine, oltre che a produrre danni irreversibili sulla fauna ittica e sugli insediamenti di specie anche rare, tipiche di quello specchio di mare.

Sono 5 i permessi a poter trivellare il fondo marino alla ricerca di petrolio avanzati dalla Global Med Llc, società gestita dalla multinazionale anglo-australiana Broken Hill Billiton, specializzata nello sfruttamento mondiale delle risorse minerarie.

Tutti in attesa della concessione di una valutazione d’impatto ambientale governativa che conceda loro il via libera alla progressiva devastazione del mare.

Gli appetiti delle multinazionali del petrolio nel mar Mediterraneo diventano sempre più famelici, con la connivenza di un Governo Italiano che concede scorribande legalizzate grazie al Decreto Sblocca Italia, il quale prevede in maniera del tutto illegittima e anticostituzionale, che la sovranità petrolifera scavalchi ogni potere delle autorità locale svuotandole di qualsiasi capacità legislativa e decisionale. In questo modo i sindaci e gli amministratori vengono ignobilmente esautorati per legge dallo stesso Stato italiano che rappresentano.

I movimenti ambientalisti del territorio sono già sul piede di guerra al fianco delle associazioni di pescatori che lottano giornalmente per la loro sopravvivenza, per rimettere il mare al centro delle politiche del governo italiano così come richiesto dalla Carta di Livorno, voluta dallo stesso Ministero dell’Ambiente.
Bisogna però che il governo italiano faccia pace con se stesso, estromettendo qualsiasi riferimento a logiche basate sul carbone e sul petrolio tipiche della morta e sepolta seconda rivoluzione industriale, considerando che tutto il petrolio generato dalle trivellazioni nel mar Mediterraneo basterebbe per sole 8 settimane.

Il Coordinamento Sos Mediterraneo chiede pertanto al Governo italiano di adottare tutte le misure necessarie per impedire qualsiasi sfruttamento del mare, e più in generale del mar Mediterraneo, revocando ogni richiesta di Valutazione d’Impatto Ambientale e annullando ogni concessione di trivellazione del fondo marino già in essere.

Chiede infine al nuovo Governatore della Calabria di sostenere questa battaglia di civiltà e di esprimere la forte contrarietà di tutta la sua popolazione ad attività lontane anni luce da progetti eco-sostenibili di sviluppo economico per la regione.

Coordinamento Sos Mediterraneo