Il lato invisibile dell’Idrolisi

idrolisi

di Vangelis Pissias*

Il Segretario della Difesa Americano si è congratulato con il Comandante della nave Americana Cape Ray per il “contributo alla sicurezza del pianeta”, nave che è stata utilizzata per la prima volta per la distruzione delle armi chimiche siriane, per mezzo del primo processo di Idrolisi in mare.

Il Comandante e l’equipaggio, hanno ricevuto numerosi complimenti, ma analizziamo i dettagli :

  1. Perché se l’uomo è in pericolo di vita, come tutto l’equipaggio, hanno comunque accettato una missione ad alto rischio ?
  2. Perché la diagnosi di “guasto tecnico” o “incidente” avrebbe reso solo il comandante, responsabile del disastro ecologico ed economico ?
    Le nozioni sulla responsabilità esclusiva esponevano il comandante ad essere il “capro espiatorio”, infatti un mese fa l’OPAC (Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche, affiliata alle Nazioni Unite), ha rinunciato alle responsabilità del progetto di fatto investendo l’amministrazione della marina americana che ha gestito le operazioni, operazioni che si sono svolte in acque extra-territoriali rendendo di fatto non responsabile la stessa amministrazione.
  3. Perchè questo velo di silenzio e di disinformazione ha coperto e copre l’esperimento di Idrolisi ?…
    Tra le risposte non ricevute la minaccia di attentati. Tra le molte domande, anche l’annuncio ufficiale di completamento delle operazioni in soli 40 giorni, operazioni annunciate per non meno di 90 giorni con una tolleranza di 30-60 giorni per ritardi dovuti alle condizioni del mare, eventi eccezionali, o ulteriori problemi non preventivabili.
    Che tipo di miracolo si è verificato per ottenere una tale “contrazione di tempo” ?
    I dati meteorologici di Luglio-Agosto non mostrano mare calmo, nella zona ovest e sud-ovest di Creta, nel Peloponneso e nelle isole joniche.
    L’opinione pubblica è dell’idea che i prodotti chimici siano stati scaricati in mare, anche se solo una parte o parte delle soluzioni lavorate, resta comunque scettica sul perchè non siano state rispettate le specifiche originarie, oppure è ipotizzabile l’abbandono del programma; questo spiega la fretta nel completamento delle operazioni, ma pone dubbi in merito ad altri scopi non detti, e non così intuibili.
  4. Perché la scelta del bacino sud-orientale del Mediterraneo, piuttosto “plebeo” e geo-politicamente instabile ?
    Troppe domande e nessuna risposta …
    Il rapporto con i giacimenti di idrocarburi (quindi l’aspettativa di profitto) necessita di degrado ambientale in modo da sminuire il contesto storico-sociale, culturale, facendo decadere economicamente il contesto di tale area ?

Il presidente Obama, oltre alla soddisfazione, ha espresso preoccupazione per le “lacune e omissioni nelle informazioni fornite dalla Siria all’OPAC”  informazioni circa ulteriori elementi chimici ancora in uso da parte del regime siriano.

Ma il presidente Obama e l’OPAC, possono non sapere chi ha fornito gli arsenali, e che tipo di uso ne sia stato fatto in quei territori, con quali sostenitori esterni, quali i protagonisti emergenti, come quelli che l’opinione pubblica mondiale adesso, proprio adesso, scopre sorprendentemente?

Nessuna di queste cose è nota al Presidente degli Stati Uniti, che presumibilmente dichiara di aver ricevuto tutte le armi chimiche del regime siriano ?

Come e da chi e perché?

Non è consapevole che qualsiasi Capo di Stato in una regione così esplosiva non si potrebbe comportare come un uomo buono amante della pace?

Coloro che hanno seguito con attenzione l’escalation della guerra in Siria, sapevano che la consegna degli arsenali chimici serviva a creare spettacolarizzazione, per facilitare il disimpegno degli Stati Uniti che lo scorso settembre hanno annunciato stupidamente di voler bombardare la Siria, ovviamente incentivati dall’industria militare americana.

La gestione degli arsenali chimici con il nuovo metodo di Idrolisi, in un futuro immediato, sarà il nuovo business che coinvolgerà le multinazionali. I grandi arsenali di Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Francia, Israele ecc. lentamente distruggeranno la terra, ma con il nuovo metodo tali prospettive si sposteranno negli sfortunati mari del pianeta. A titolo di esempio, basta notare che il programma di neutralizzazione chimica Francese, prevede per il completamento i prossimi 7 anni, corrispondente anche ai tempi degli altri paesi.

Naturalmente, la presunta riuscita del programma di “Idrolisi a bordo”, cambierà tali prospettive.

(…)

Naturalmente, l’industria chimica mondiale non è solo responsabile per la produzione di armi chimiche, ma anche della gestione di migliaia di tonnellate di rifiuti chimici tossici.

A parte il lato spettacolare, ci sono anche lati invisibili di cui sopra.

Finora le reazioni dell’opinione pubblica, il comportamento delle ONG ecologiste, i maggiori partiti politici ed i  governi non hanno dimostrato un grande interesse, tranne alcune promettenti eccezioni, come le proteste organizzate nelle zone costiere meridionali del Mediterraneo, in particolare a Creta.


* Coordinatore missioni “Ship to Gaza” e “Iniziativa internazionale per la pace in Siria”

liberamente e faticosamente tradotto da fonte