Idrolisi tossica per il Mediterraneo

idrolisi

26/07/2014 la giornalista Chrysa Vilkens intervista il prof. Vaggelis Pissias

Mercoledì 19 luglio l’Organizzazione per la Proibizione delle Armi Chimiche (OPAC) ha annunciato l’eliminazione di successo di armi chimiche in Siria che erano stati trasferiti alla Marina Militare degli Stati Uniti nave MV Cape Ray, a distruggere il processo di idrolisi.

Un totale di 600 tonnellate di Fluoruro di Deuterio e Tioetere del Cloroetano utilizzati per produrre rispettivamente gas Sarin e Iprite, sono stati distrutti con anticipo rispetto al programma annunciato dagli Stati Uniti. Era la prima volta che tale operazione è stata effettuata a bordo di una nave in navigazione. La preoccupazione di un incidente, non era la paura predominante, ma la possibilità che dopo il completamento del processo di idrolisi, il futuro del Mediterraneo e di altri mari del pianeta, sarà in mano a società che vorranno sfruttare tali esperimenti.

Abbiamo parlato con l’attivista e Prof. di gestione delle risorse idriche professor Vaggelis Pissias.

Insieme a decine di attivisti e scienziati greci lei era contrario a questa impresa che ha avuto inizio ai primi di luglio. Che cosa significa per la Grecia e per il Mediterraneo questa impresa ?

Presto vedrete decine di aziende multinazionali con le navi adeguatamente dotate di impianti di idrolisi, tipo FDHS, circumnavigare gli oceani. Sarà un incubo per i mari del mondo e soprattutto per il piccolo Mediterraneo. Questo esperimento è un precursore, è un modello di un più ampio piano di attività che coinvolge grandi aziende interessate nella cosiddetta gestione di centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti chimici prodotti ogni anno in tutto il mondo.

Quali aziende sono interessate?Ci sono altre navi, come la Cape Ray adeguatamente attrezzato per tali operazioni?

Sarebbe prematuro e forse arbitrario indicare le aziende che hanno attualmente manifestato interesse. Potrei, però, affermare che il mondo imprenditoriale sicuramente non si farà sfuggire l’occasione per partecipare ai progetti di distruzione degli arsenali chimici mondiali.

L’operazione e stata completata prima di quanto originariamente previsto. La Cape Ray consegnerà i reflui dell’idrolisi in Finlandia e in Germania, come annunciato dall’OPAC. Quali prove avete per quanto riguarda il rispetto delle norme di sicurezza? Ci sono prove che non siano state rilasciate sostanze pericolose nel Mar Mediterraneo? C’è un aggiornamento del governo greco?

Quando abbiamo appreso l’annuncio del Pentagono, siamo rimasti sorpresi. Anche se dalla cadenza degli annunci avevamo capito che volevano finire rapidamente, annunciando livelli molto elevati di attuazione dei processi, era comunque impossibile per noi immaginare che avrebbero finito in soli 40 giorni. Inizialmente, avevano previsto un lasso di tempo di 90 giorni affermando che nei primi 60 giorni avrebbero lavorato 24 ore su 24 e che i restanti 30 giorni sarebbero stati necessari per ritardi dovuti a condizioni meteorologiche o eventuali problemi tecnici.
I dubbi sono quindi ragionevoli, secondo la gran parte dell’opinione pubblica Greca, sono state rilasciate sostanze in mare, non hanno soddisfatto le specifiche iniziali o hanno attuato solo parte del programma.Prevale anche un altra considerazione, dato che le comunità hanno cominciato a pretendere informazioni, prima che l’opinione pubblica internazionale cominciasse a far domande, hanno in qualche modo terminato virtualmente il programma. Non abbiamo ricevuto risposte e non si può escludere che il programma non abbia rispettato le convenzioni internazionali (es. la convenzione di Aarhus). Per quanto riguarda l’interesse del governo Greco in merito ai fattori ecologici ed ambientali, abbiamo scoperto che non c’è nessun governo Greco.

Gli ispettori OPAC hanno verificato che qualsiasi tipo di prodotto chimico non è “sfuggito” in mare e non ha influenzato in alcun modo l’ambiente. Il fatto che a bordo della Cape Ray c’erano gli ispettori di questa organizzazione con il compito di monitorare la distruzione delle armi chimiche e garantire il rispetto dei termini dell’accordo per la sicurezza dei cittadini e ambientale vi rassicura?

Assolutamente no.
E’ possibile escludere la presenza di eminenti scienziati provenienti da università e centri di ricerca dei paesi direttamente minacciati in caso di problemi tecnici o incidenti?
E’ possibile escludere il campionamento sistematico nelle immediate vicinanze?
La vera fiducia richiede sempre un accordo di tutte le parti interessate, ci chiediamo perchè gli ispettori dell’OPAC abbiano accettato di assumersi questa responsabilità ignorando la presenza dei colleghi delle nazioni interessate che avevano dimostrato interesse.

Quali erano le condizioni meteorologiche prevalenti nelle ultime settimane, quale la situazione meteorologica nella regione presumibilmente interessata all’idrolisi?

Abbiamo già risposto a questa domanda.
Come non perdere un solo giorno durante l’esecuzione del programma quando i dati meteorologici confermano che per molti giorni prevalenti condizioni meteorologiche non consentono l’esecuzione del programma secondo le specifiche che gli stessi ispettori hanno indicato?
Mi riferisco specificatamente alla altezza delle onde e ad altri parametri meteorologici. Pertanto, o hanno rischiato o, più probabilmente, il progetto non è stato del tutto completato. Mi permetta di dire, che la realtà è virtuale o fraudolenta.

Insieme ad altri attivisti, politici e giornalisti avete provato a raggiungere la Cape Ray come azione di protesta. A causa di cattive condizioni meteorologiche però siete stati costretti a tornare indietro. Cosa vi ha insegnato questa esperienza?

La prima opzione poteva essere quella di dover fermare l’esperimento, la seconda opzione poteva essere quella di allontanarci. La logica militare si è arresa alla logica politica, hanno preferito non mettere in atto azioni di forza. Siamo arrivati nel punto in cui la Cape Ray era un paio di giorni prima, ed abbiamo continuato per una decina di miglia, ma le condizioni meteorologiche mettevano a rischio gli equipaggi che non avevano molta familiarità con gli ambienti marini.
Non è stato possibile in questo nostro primo tentativo di selezionare le barche, c’era anche un vincolo economico infatti il nostro business non era di donatori internazionali o di sponsor …
Avevamo programmato un secondo tentativo come annunciato all’inizio di settembre, puntando in velocità, flessibilità e con equipaggi più formati. Poi l’annuncio improvviso del programma. Da questi sforzi abbiamo imparato tanto e se sarà necessario non sprecheremo l’esperienza acquisita per mobilitarci ed agire.

Secondo le denunce delle comunità locali coinvolte nella protesta la CapeRay era in zona ZEE greca. Qual è la sua valutazione?

Infatti la Cape Ray ha ignorato qualsiasi ZEE. L’idrolisi è avvenuta principalmente a sud-ovest di Creta a circa 200 chilometri, vicino alla costa della Libia. Sottolineo che le correnti, le onde e il vento rendono la costa di Creta, il Peloponneso e le isole Ionie più vulnerabili rispetto alle coste di altri paesi.

All’inizio, decine di associazioni locali a Creta hanno partecipato alle proteste e manifestazioni contro l’idrolisi. Qual è l’atteggiamento ad oggi, dopo il completamento del business? Essi continueranno la loro protesta e come?

Si adotteranno eventuali azioni di massa, scegliendo di continuare ad interessare il governo greco e l’opinione pubblica internazionale, in questa fase si concentreranno sugli interventi dei giuridici della Corte di giustizia Europea, nonché rappresentanze presso le organizzazioni politiche internazionali.
Siamo sicuri che chi ha creato il caso Cape Ray ha intenzione di tornare nel Mediterraneo e, contemporaneamente, di estendere le attività in altri mari. La nostra esperienza sarà la base di una esperienza sociale e politica, di grande valore.

Le principali organizzazioni ambientaliste hanno reagito fortemente in passato per altre questioni relative alla tutela del Mediterraneo, ma questa volta non hanno mostrato alcuna preoccupazione per l’idrolisi. Come se lo spiega?

Le organizzazioni a cui si riferisce sono mutevoli alle priorità dei problemi, a volte incapaci di rigorose azioni. Queste organizzazioni dovranno dimostrare la loro utilità intervenendo dove c’è il rischio di disastro ecologico, contro le principali organizzazioni internazionali e potenti della terra. Ci rendiamo conto, naturalmente, che questo comporta per loro un costo che non sempre sono in grado di sostenere.

Perché l’idrolisi, in acque internazionali nel Mediterraneo, al largo della costa di Creta?

Hanno cercato un crash test, in aree socialmente sensibili, per valutare le reazioni.
Credono che la prossima volta sarà più facile per loro, sono molto meno interessati al risultato tecnico del progetto, quanto lo sono alla realizzazione del primo atto di una tragedia, per garantirsi una tolleranza di fedeltà. Non si possono nascondere gli ideatori di questo progetto per l’importanza storica, sociale e culturale del Mediterraneo, dimostreremo che le loro scelte sono sbagliate.

 

liberamente tradotto da fonte