SOS Mediterraneo – Gemellaggio Grecia Italia

Si è conclusa negli studi televisivi di RTV, la visita del professore Vaggelis Pissias e del consigliere delle Isole Joniche Theodoros Boukas, giunti in Calabria per incontrare cittadini, comitati, giornalisti per informare su reali pericoli delle operazioni di trasbordo delle Armi Chimiche Siriane nel porto di Gioia Tauro e della Idrolisi nel Mediterraneo.

Un’intervista condotta in studio con molta professionalità per un approfondimento delle informazioni che il professore ha dato in tutti questi mesi di impegno sociale. Il programma “In mezz’ora appena”, in onda la domenica alle 13:00 ed in replica alle 22:55 ed alle 19:30 del lunedì successivo.rtv

Atterrati a Roma provenienti da Atene, ad accoglierli alla stazione alcuni degli attivisti del coordinamento.

Nonostante l’ora tarda, non si sono sottratti alla loro prima intervista, tenutasi presso Il BaK nell’ambito dell’iniziativa “La cena dei Reggini“, che ospita personaggi reggini e non. Iniziativa che ha forte rilevanza nelle tematiche di territorio.

L’indomani mattina, all’ingresso del porto di Gioia Tauro, ad attenderli il Dep. Sebastiano Barbanti, che è stato, insieme al Sen. Francesco Molinari, fra i primi ad esprimere dubbi sulle operazioni annunciate.

Un lungo colloquio con i presenti ed il deputato ha incontrato anche gli esponenti del Comitato Fiume, giunti per condividere l’iniziativa.

Quindi una breve visita al porto a bordo di un pulmino fornito dal Comune di San Ferdinando (RC).

La tre giorni è proseguita nella sala del Consiglio Comunale di San Ferdinando (RC) per una conferenza stampa congiunta e l’incontro con cittadini e associazioni.

Un incontro denso di precisazioni ed informazione che ci saremmo aspettati dagli organi competenti, non presenti seppur invitati.

Puntuale la presenza della informazione regionale Pianainforma e TeleMia oltre ai giornalisti freelance Nicola Barbato per le riprese e Sanne de Boer, Olandese che sta seguendo costantemente le vicende da quando si è avuta la notizia del trasbordo a Gioia Tauro.

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Presentano i lavori due degli attivisti del Coordinamento SOS Mediterraneo, spiegando cosa è il coordinamento e come è nato.

«È partito con un primo live dalla Grecia, grazie al canale youtube di OrsoByanco con la partecipazione delle attiviste Flavia, Katerina e Liana dalla Grecia».

La protesta contro lo smaltimento delle armi chimiche nel Mediterraneo infatti è partita da li, e grazie alle collaborazioni dei Vblog, e delle informazioni diffuse tramite Social Network è approdata anche in Italia e si mira ad estenderla anche alla Spagna, anch’essa interessata dalle operazioni.

«Noi non siamo contro la distruzione delle armi chimiche, ma pretendiamo che sia architettata in maniera tecnico-scientifica tale da ridurre a zero i rischi. Quindi contro qualsiasi ideologia stiamo cercando di coinvolgere più associazioni possibili anche oltre i limiti nazionali. Con noi abbiamo il professore Pissias dell’Università di Atene che ha già rilasciato interviste e dichiarazioni, l’ultima l’11 maggio in occasione di un collegamento skype dalla stessa sala del Consiglio Comunale, ed il consigliere regionale delle Isole Joniche Theodoros Boukas, ai quali rivolgiamo la domanda: perché siete in Italia?»

Risponde Mr. Boukas specificando che lui è neo eletto nel Consiglio Regionale delle Isole Joniche, e che il precedente consiglio si era già espresso contro la distruzione delle Armi Chimiche nel Mediterraneo.

«Lo scopo è di estendere il fronte del NO agli altri paesi del Mediterraneo. Il gemellaggio è per unire le iniziative e gli sforzi per sensibilizzare la gente».

Prende la parola il professore Pissias: «Non siamo qui per terrorizzarvi» dichiara ed invita subito ad una mobilitazione lungo le coste questa estate.

Precisa che «esiste una convenzione internazionale per cui chi ha creato le armi ha il dovere di farsi carico della distruzione e dello smaltimento se il paese che le ha ricevute non è in grado di farlo».

«Negli USA e in altri paesi ci sono già altri modi per distruggere le armi oltre all’idrolisi».

Cita il caso della California ove in seguito ad un processo di Idrolisi la contaminazione si è estesa con raggio di 300 Km. e continua «in pratica è un esperimento che si fa nel nostro mare. Questo lo hanno affermato la US Navy militare. In USA c’è il centro operativo di controllo di queste operazioni».

Riguardo alla pericolosità del procedimento afferma che le opinioni scientifiche sono diverse «Ogni processo deve essere valutato con l’analisi del rischio e con il rapporto costo/beneficio. In Grecia nessuno può dire quali benefici si avranno da queste operazioni».

«Bisogna neutralizzare le armi chimiche, ma non in questa maniera. Tutti gli scienziati, anche quelli che lavorano in questo programma, affermano che questa non è quella a minor rischio».

«I responsabili del programma otto mesi fa hanno detto che questo procedimento non andava bene. Ora hanno cambiato idea. Noi NO!»

«Ci sono sostanze chimiche Siriane che con un solo litro possono uccidere 100mila persone».

«Ci garantiscono che non ci saranno perdite e che niente andrà in mare. Ci dicono che l’idrolisi sarà fatta in sicurezza, ma gli scienziati affermano che è questo il punto debole della situazione».

Avverte inoltre che se anche non succederà niente in questa prima fase, «Loro continueranno, come è successo per gli esperimenti nucleari, hanno iniziato così, anche a Fukushima c’erano tanti scienziati che assicuravano la sicurezza. Gli scienziati devono conoscere i limiti della scienza e non ragionare come militari».

Alle domande di un altro attivista del Coordinamento, su come è iniziata la protesta in Grecia e su quali siano le prossime azioni in programma, il Prof. Pissias risponde che è iniziata dopo avere appreso la notizia nel mese di ottobre 2013.

Ricorda che lui era già stato in Siria in Missione di Pace.

Tre parole «informazione, organizzazione, azione» ed aggiunge «Non credo che chi ha preso la decisione cambierà opinione. Non ci vuole tanto sforzo da parte nostra. Non è solo una questione scientifica, ma anche sociale. Cerchiamo di organizzarci sempre meglio. Anche noi andremo in mare aperto. Possiamo andare con le nostre barche. Ci hanno garantito una estate tranquilla, ma questo non è vero».

Il Prof. Pissias propone che «i Fratelli Italiani si preparino a partire con le barche», ed un invito «veniamo a prendervi con le barche».

Alla curiosità riferita a quali iniziative mettere in campo per una azione collettiva, il Prof. Pissias risponde «voi sapete come informare la gente. Per noi sarebbe utile diffondere l’informazione su tutta l’Italia, ma occorre fare in fretta. Occorre rompere il velo di silenzio. Voi sapete quali regioni coinvolgere maggiormente».

Alla domanda  “il problema in Siria potrebbe essere risolto in maniera differente” risponde «Noi non diciamo di spostare il problema nel giardino del vicino. Ci sono luoghi al mondo dove vengono fatti questi procedimenti, luoghi già distrutti con sostanze nucleari. La soluzione finale è di fermare la produzione»

“Sono pronto a partire, quanti posti avete sulle barche ?” afferma un presente in sala.

Sollecitato dalla domanda di un attivista in merito alla posizione del mondo scientifico il Prof. risponde «Ci sono due correnti di pensiero, una allarmista, l’altra no. Il 70% la ricerca scientifica mondiale è finanziata dalle imprese»

ed aggiunge

«Tutti quelli che sono contrari a questa operazione sono fatti passare come nemici della pace, ma noi sappiamo che ci sono alternative».

Gli interventi si chiudono ricordando le gesta di Biukas, Pissias di Arrrigoni ed esortando il “Restiamo umani”.

Un pranzo frugale e l’incontro, non programmato, con i portuali, in agitazione fin da quando è giunta la notizia delle operazioni nel porto.

È presente anche il segretario nazionale del SUL, fra i primi a sollevare problemi di sicurezza nel porto, conferma la sua posizione

“noi non abbiamo ricevuto informazioni certe sull’intervento sanitario. La movimentazione è programmata. La formazione che facciamo è solo sulla movimentazione.

C’è confusione sulle informazioni, anche riguardo l’atropina ed il suo uso. I corsi di formazione sono per la tranquillità”.

Riguardo poi al loro rifiuto di lavorare in condizione di incertezza, la MTC, l’azienda che gestisce la movimentazione, ha reclutato volontari,

“I nostri politici non conoscono la reale situazione e usano il ricatto dell’assunzione per i cassaintegrati”.

Anche parlando con loro Pissias e Boukas precisano che il pericolo maggiore è proprio l’idrolisi.

Si prosegue la tre giorni a Reggio Calabria, in Piazza Italia dove tra una ruota di persone e giornalisti viene inscenato un flash-mob.

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Le domande si susseguono da parte delle persone presenti ed attente.

Pissias parla del mancato rispetto della Convenzione di Arhus, per cui è evidente che c’è il segreto militare. «L’Italia e la Grecia sono i paese deboli dell’Europa e possono accettare tutto quello che gli viene imposto. È un problema politico. Bisogna creare un movimento e una reazione a questo. In Grecia facciamo manifestazioni con decine di migliaia di persone».

Un intervento particolare quello di un pescatore professionista di Monasterace. Esprime la sua preoccupazione per lo stato di salute del nostro mare, senza bisogno anche dell’idrolisi, dalla mancata depurazione alla presenza di inquinanti, ponendo l’accento sul progressivo calo di produttività in ambito di pesca marittima.

I pescatori rappresentano la categoria di lavoratori maggiormente penalizzati dall’inquinamento del mare, le «sentinelle» le ha definite il professore, che «fiutino» il pericolo e che siano attenti a cogliere ogni segnale distorto che provenga dal mare.

Rappresentano quella categoria di lavoratori che a Creta si sono mobilitati più di tutti, preparandosi, lo ricordiamo, ad invadere il Mediterraneo con le proprie barche.

Alla domanda “esiste un procedimento giuridico per bloccare questo processo” il professore risponde che questo è un passaggio che bisogna fare insieme.

Un invito quindi a continuare la collaborazione, perchè uniti si vince.