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Video Esclusivi – Così hanno avvelenato il Mediterraneo

Negli anni ’80 la comunità europea finanziò uno studio approfondito per lo smaltimento dei rifiuti radioattivi mediante il seppellimento al di sotto di strati di argilla in alti fondali oceanici. Il progetto fu affidato al centro Ricerche Comunitario di Ispra.

La comunità scientifica prese in esame diverse opzioni di seppellimento e sviluppò diversi modelli di penetratori.

I fondali presi in considerazione erano fondali oceanici, in zone sismicamente stabili, e su batimetriche di oltre 2000 m. Al fine di studiare i parametri di caduta furono sviluppati diversi sistemi di telemetria subacquea in grado di inviare i dati relativi alla velocità di caduta, all’accelerazione ed alla decelerazione ad una boa posizionata nell’area di lancio. Ai dati principali erano associati altri parametri, come le condizioni meteomarine, etc.

I ricercatori attuarono anche una campagna di lanci nella quale vennero testati diversi modelli di penetratori con configurazioni geometriche delle superfici idrodinamiche, lunghezze, diametri e pesi diversi.

Gli studi terminarono sia per motivi di budget sia, per motivi politici.

Dalla boa i dati potevano essere trasmessi ad una unità centrale di ricezione sia in tempo reale sia su richiesta specifica. I sistemi di trasmissione provati furono due: via satellite e ad onde lunghe.

La realizzazione dello studio della parte elettronica, del suo hadware e della boa stessa, inclusa la parte elettronica di gestione dei dati , fu affidata ad una società di Comerio. La boa fu realizzata, collaudata e risulto’ perfettamente funzionante.

Alla fine del ciclo dei collaudi fu ormeggiata nel lago Maggiore, nelle acque antistanti il Centro di Ricerca di Ispra.

 


Un ritaglio della rivista SCIENCE & VIE

Mondadori France – Novembre 2010 – n° 1118 – pag.74 ” Au Sein des Sédiments Marins “

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 Lo studio completo di tutti i riferimenti.

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 Uno stalcio della relazione parlamentare SUL FENOMENO DELLE « NAVI A PERDERE » (28/02/2013)

 

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