Dove vanno a “morire” le navi

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Ogni anno oltre un migliaio di grandi unità mercantili europee (petroliere e portacontainer) sono avviate al riciclaggio per il recupero dei rottami metallici.

Spesso raggiungono l’Asia meridionale, sede di una fiorente attività basata su impianti dove non sono rispettati standard minimi di sicurezza per il lavoro e la tutela ambientale.

Nel mediterraneo, in Turchia, c’è ancora un grande centro di smaltimento precisamente ad Aliaga (qui potete raggiungere con GoogleMaps la località), dove le carcasse delle navi sono sezionate da lavoratori di solito armati di seghe e fiamma ossidrica, smontate per toglierne i metalli riciclabili, pezzi di macchinari.

Chi ha visto questi cantieri li ha descritti come gironi infernali di chiazze oleose, barili che perdono, veleni nerastri e lamiere arrugginite.

Gli standard di sicurezza sono minimi, o zero. Insomma: mandare vecchie petroliere alla demolizione in paesi in via di sviluppo è un modo ben mascherato di esportare rifiuti tossici.

Migliaia di operai lavorano per fare a pezzi le imbarcazioni e ricavarne ritagli di metallo. La maggior parte di queste sono state costruite negli anni ’70, prima che molte sostanze pericolose venissero bandite.

Allora venivano utilizzate grandi quantità di amianto, vernici contenenti cadmio, ossido di piombo e anticorrosivo al cromato di zinco, e tinture contro le incrostazioni fatte di mercurio e arsenico.

Le carrette del mare conservano anche un’ampia gamma di altri rifiuti tossici come PCB, stagno tributilico e diverse migliaia di litri di petrolio. Le petroliere trattengono fino a 1000 metri cubi di petrolio residuo.

In Europa, questi materiali sono soggetti a controlli speciali e a regole molto rigide. Sulle spiagge, invece, le vecchie imbarcazioni vengono fatte a pezzi in condizioni di lavoro spesso disumane …

Seppur la Turchia abbia aderito alla convenzione di Hong Kong, nonostante la stazza delle navi ,in media, sono più piccole, e di solito destinate al trasporto passeggeri, l’analisi dei rapporti dell ONG che si occupano di gestione dei rifiuti dei cantieri di demolizione navi, indicano:

anche se molti miglioramenti sono stati fatti per smantellare le navi, la gestione dei rifiuti deve essere ancora molto migliorata”

Una delle ONG più attive in questo campo è la Shipbreaking Platform.

Una galleria di immagini tratte da Google Maps, e qui un video molto esplicativo sull’argomento.

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