Domande e risposta dell’ O.P.A.C.

Era il 27 Giugno 2014, quando in nome della Pancretan Commission, 46 sindaci, sindacalisti, medici, ingegneri, presidenti di associazioni, insegnanti e semplici cittadini Greci, sottoscrivevano un documento con cui chiedevano informazioni in merito alla distruzione delle Armi Chimiche Siriane, nel Mediterraneo, indirizzandola al Direttore Generale dell’OPAC.

Il testo della lettera scritta in inglese cita :

LETTERA APERTA DELLA COMMISSIONE PAN-CRETESE CONTRO LA DISTRUZIONE DELLE ARMI CHIMICHE SIRIANE NEL MARE CHIUSO DEL MEDITERRANEO

Herakleion, 27 giugno 2014

Alla attenzione di:
Mr. Ahmed Üzümcü, Direttore Generale dell’Organizzazione per la Proibizione della Armi Chimiche

e per con conoscenza:
Mr. Antonios Samaras, Primo Ministro, Repubblica Greca
Mr. Evangelos Venizelos, Ministro degli Esteri, Repubblica Greca
Ms. Theresa Angelatos, Ambasciatore della Repubblica Greca in Olanda
Mr. Demetrius Sparos, Console Greco all’Aia (Olanda)
Ufficio dell’Avvocatura Generale della Corte d’Appello del Distretto di Creta Est, Grecia
Agenzie di stampa

Egregio Direttore Generale,

la distruzione delle armi chimiche Siriane – esattamente come quelle di qualsiasi altro paese, ed infine lo smaltimento di tali strumenti di distruzione di massa – è un desiderio coltivato da tanti, un obbligo e un diritto. Alla luce dei tanti anni di esperienza dell’OPAC nella sistematica distruzione delle armi chimiche, consideriamo un grande successo la raccolta e l’ulteriore rimozione di ciò che è dimostrato essere la più grande quantità di armi chimiche sul territorio di guerra Siriano.

Eppure, la decisione dell’OPAC di usare la procedura dell’idrolisi per neutralizzare le sostanze attive delle armi chimiche siriane in mare, ed in particolare nelle acque internazionali del Mediterraneo, non è né giustificata dalla Sua esperienza né potrebbe mai essere corroborata mediante il riferimento a qualsiasi articolo nello Statuto della Vostra organizzazione, o sotto qualsiasi disposizione degli accordi tra OPAC ed i suoi 190 Stati facenti parte. L’articolo VI definisce la spedizione di armi chimiche da un determinato paese ad un altro; ma non vi è alcuna clausola di sorta per un trasferimento di armi chimiche di categoria 1 da un determinato paese in acque internazionali o alla distruzione di tali armi a bordo di una nave in mare aperto.

L’esperienza di più di un paese che ha posseduto armi chimiche distrutte in passato, nei casi in cui la distruzione in “sito” ricade sotto circostanze non proponibili (ad esempio, il caso della Siria), ci dice che il trattamento di tali armi chimiche da parte di unità mobili (navi) sulla superficie del mare, rimane la più discutibile delle opzioni, considerando la potenzialità di incidenti nonché l’eventualità di una perdita irreversibile di sostanze attive e tossiche. [Citazione del professor Peter O’Meara Evans. Membro della Segreteria Tecnica dell’OPWC, nel suo articolo intitolato Aspetti sociali e ambientali di armi chimiche abbandonate in Cina (1996)].

Inoltre, non vi è alcun dubbio della Vostra piena consapevolezza degli effetti tossici nell’immediato e a lungo termine sulla salute delle persone eventualmente esposte a sostanze così tossiche, tali effetti sono stati misurati con negligenza, e con l’adozione di misure del tutto irresponsabili, con opzioni a basso costo o con accordi conclusi in totale mancanza di rispetto delle condizioni di lavoro raccomandate in una qualsiasi delle fasi critiche di distruzione delle armi chimiche (effetti sulla salute delle armi chimiche, biologiche e radiologiche, Veterans Health Initiative-2003), opzioni che hanno recato gravi problemi ambientali, finanziari e giuridici.

In base agli accordi OPAC, è previsto che i principi e le metodologie da adottare per la distruzione delle armi chimiche siano destinate a conformarsi rigorosamente agli articoli della Convenzione (par. 12 dell’articolo 4 A dell’accordo ratificato).
Così secondo una disposizione esplicita di tale strumento giuridico – che il programma scelto da OPAC ha ovviamente scelto di ignorare – la procedura da adottare per la distruzione non deve ovviamente essere dannosa per l’uomo o per l’ambiente. Nello statuto della Vostra organizzazione è espressamente previsto che gli Stati impegnati nella distruzione delle armi chimiche hanno l’obbligo di adottare tecnologie sicure. Resta il fatto, però, che sebbene ci siano così tante unità altamente specializzate e affidabili disponibili in tutto il mondo per lo smaltimento con personale adeguatamente qualificato, strutture e metodi per lo stoccaggio, spedizione e controllo ultramoderni, in grado di eliminare le sostanze tossiche, l’OPAC ha invece preferito imbarcarsi in ciò che per molti – tra cui alcuni scienziati di grande successo, alcuni dei quali sono membri della Vostra organizzazione – è un programma sperimentale che consiste nella distruzione delle armi chimiche siriane mediante idrolisi in mare.Per di più, la Cape Ray è una nave a scafo singolo, di età avanzata, difficile da gestire e – secondo diversi rapporti in materia – inefficiente nella generazione di energia, in tema di antincendio e sanitario, ed in caso di incidente.

In condizioni di lavoro insicure, con una imprevedibile impostazione diversa come è l’ambiente marino – tanto più quando tali attività sono svolte in acque internazionali, dove ogni controllo da parte di un’autorità statale o pubblica è nella migliore delle ipotesi limitata – sicuramente aggravano le nostre preoccupazioni, tanto più dal momento che Lei come Direttore Generale, ha la prerogativa di trattenere come “top secret” i casi di manchevolezze ed incidenti, ed i paesi che confinano con tali acque internazionali non possono venire a conoscenza di tali incidenti in quanto classificati “incidenti top-secret” aumentando pertanto il danno (articoli 1 e 2, i principi generali per la gestione delle informazioni riservate – ΟPAC Allegati riservati).

Non si può negare che la Vostra esperienza diplomatica Vi consente di percepire diversi interessi politici e finanziari connessi a tale operazione militare di idrolisi, e che il luogo, il tempo e il modo in cui le armi chimiche provenienti dalla Siria, sono stati deliberatamente scelti in modo da servire meglio interessi di politica estera delle grandi potenze nel Mar Mediterraneo. Lungi da noi sfidare la Vostra competenza in merito ad una organizzazione utile e indipendente come l’OPAC. Eppure, consideriamo un obbligo per il Comitato Esecutivo modificare tempestivamente la Vostra decisione (in modo simile a quello che è successo in passato) in modo che nessuna delle vittime paghino il prezzo di un metodo così frettolosa, arbitrario, sperimentale e sicuramente molto rischioso come è quello che avete deciso di adottare. I tempi della Vostra programmazione sono stati infranti, il costo è in ogni caso sempre negoziabile, i rischi che si corrono sono molto alti, il successo o il fallimento di tutta l’impresa rischia di mettere alla prova la credibilità della Vostra organizzazione, e nel frattempo, le armi chimiche tossiche vengono lasciate per mesi nelle stive delle navi.

Noi crediamo che i termini della decisione iniziale, se non tempestivamente modificata, comporta la violazione di alcune norme di sicurezza fondamentali, minando la pace nella parte orientale del Mediterraneo. Questo è un potente tentativo di dover piegare i popoli agli interessi della politica estera e del potere nella regione, un sacrificio votato agli obiettivi finanziari in disprezzo di tutta l’esperienza che l’OPAC ha dimostrato finora in campo, una violazione della stessa OPAC dei principi fondamentali, un pericolo per la salute per tutti coloro che vivono intorno al Mediterraneo e un palese pericolo per l’ambiente. Se le sostanze chimiche siriane sono confezionate in modo sicuro come si sostiene, si potrebbe altrettanto bene stoccarle in una zona sicura e poi, dopo pochi mesi, avviare il processo di progressiva neutralizzazione delle sostanze in modo normale, con una distruzione pianificata di di armi chimiche. Questo è esattamente ciò che abbiamo chiesto, vale a dire la modifica della decisione in materia di modalità, luogo e l’urgenza di distruzione delle sostanze chimiche siriane.

Il Suo atteggiamento aggrava solo la nostra preoccupazione per le sfide sanitarie e ambientali e per la situazione che si potrebbe generare, e infatti abbiamo la sensazione di essere tenuti ostaggi da quello che noi consideriamo come una decisione erronea e provocatoria da parte Vostra. È un dato di fatto, la nostra sensazione è che i nostri diritti umani vengano violati. In poche parole, la nostra convinzione è che la prevenzione è preferibile per porre rimedio e che per i cittadini sarebbe molto meglio difendere i loro diritti come esseri umani anziché attendere eventi luttuosi. Questo è il motivo per cui abbiamo intenzione di ricorrere alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, nella speranza che nel frattempo, il governo Greco arrivi alla necessità di gestire e negoziare la propria politica estera, di rispettare, informare e proteggere i propri cittadini e l’ambiente, piuttosto che lasciarsi dettare le azioni a scapito degli interessi nazionali della Grecia.

Ci sarebbe sempre da condividere gli sforzi dell’OPAC ogni qualvolta i suoi sforzi, intrapresi in maniera chiara e disinteressata e indipendente, mirino al servizio esclusivo degli interessi evidenti dei popoli verso il disarmo e la pace, piuttosto che agli interessi strategici delle potenze nel Mediterraneo. Ci basiamo sull’attuazione della Convenzione che prevede la distruzione delle armi chimiche con qualsiasi mezzo che agisca in buona fede, e siamo pronti ad accreditare qualsiasi effetto positivo di una modifica radicale del progetto che potrebbe ricadere sui popoli del Mediterraneo, così come siamo pronti a ritenerVi responsabili per qualunque conseguenza disastrosa di un’eventuale persistenza di tale progetto. Se Dovesse prevalere la seconda di tali eventualità, ci dichiariamo pronti a resistere contro le vostre azioni, e a tal proposito, non lesineremo sforzi per ottenere legalmente l’inibizione di qualsiasi azione che rischi di far pagare un pesante pedaggio umanitario e ambientale, come purtroppo temiamo.

In nome della Pancretan Commission

seguono le 46 firme. # di telefono e indirizzi mail.

 

La risposta è arrivata il 29 Luglio 2014 in un documento che trovate qui in originale e che recita :

Egregi Co-firmatari,

scrivo in risposta alla vostra lettera del 27 giugno 2014. Sono grato per l’interesse che avete dimostrato nella missione programmata di eliminazione delle armi chimiche della Siriane e per il sostegno che avete dimostrato per la missione globale. Ho notato le preoccupazioni sollevate nella vostra lettera in relazione alla distruzione delle armi chimiche Siriane a bordo della nave Cape Ray nelle acque internazionali del Mediterraneo.

Vorrei cogliere l’occasione per assicurare che la sicurezza delle persone e la tutela dell’ambiente è stata una delle considerazioni più importanti in tutte le attività relative al trasporto ed alla distruzione di armi chimiche della Siria. Infatti, la convenzione sulle armi chimiche prevede che “Ciascuno Stato partecipante, durante il trasporto, il campionamento, lo stoccaggio e la distruzione delle armi chimiche, consideri massima la priorità per garantire la sicurezza delle persone e la protezione dell’ambiente. Ogni Stato partecipante può trasportare, campionare, archiviare e distruggere le armi chimiche in conformità con le norme nazionali in materia di sicurezza e di emissioni. “Inoltre, la Convenzione vieta esplicitamente alcuni, utilizzati in precedenza, metodi di distruzione, “versare in qualsiasi specchio d’acqua, sotterrare o la combustione a cielo aperto”. Per quanto riguarda le vostre osservazioni specifiche sulla distruzione dei due tipi di agenti chimici a bordo del Cape Ray, vorrei sottolineare che l’idrolisi è una tecnologia matura che è stata utilizzata per decenni, ad esempio, nell’ambito del programma di distruzione chimica degli Stati Uniti, senza incidenti e danni a persone o all’ambiente. Sebbene questa tecnologia non sia mai stata utilizzata a bordo di una nave, le autorità statunitensi hanno intrapreso studi rigorosi del Field Deployable Hydrolysis System (FDHS) sin da quando è stato installato a bordo della nave e hanno implementato numerose misure di sicurezza e di contenimento.

Gli ispettori OPAC condotto una revisione finale del procedimento FDHS all’inizio di quest’anno e, in virtù della convenienza dell’ FDHS a bordo del Cape Ray, che è stato approvato dal Consiglio Direttivo OPAC, tutte le operazioni di distruzione sono condotte in conformità con le normative nazionali degli Stati Uniti in materia di protezione delle persone e dell’ambiente. Infine, una squadra di quattro ispettori OPAC sono permanentemente a bordo del Cape Ray, al fine di verificare la distruzione delle armi chimiche e di assicurare che le norme relative alla sicurezza delle persone e la tutela dell’ambiente siano rispettati. Resoconti del team su base giornaliera, ci assicurano che tutte le operazioni siano condotte in modo coerente con tali obblighi e che tutti i residui vengano immagazzinati in modo sicuro a bordo della nave.

La Cape Ray processa solo alcune delle sostanze chimiche rimosse dalla Siria, le altre vengono smaltite presso strutture commerciali in Finlandia, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America. Le operazioni di distruzione sono a buon punto e circa un terzo delle sostanze chimiche dichiarate dalla Siria sono già state distrutte, all’interno della Siria, a bordo del Cape Ray o presso le strutture commerciali. Tutte queste attività, e il trasporto precedente delle sostanze chimiche agli impianti di smaltimento, si sono verificati in conformità alle norme internazionali e nazionali, e senza incidenti. I residui della distruzione sulla Cape Ray saranno immagazzinati in modo sicuro prima di essere smaltiti presso impianti in Finlandia e in Germania.

La Segreteria è pronta a fornire ulteriori informazioni a seconda dei casi. Vi assicuriamo che ci siamo impegnati a fornire quante più informazioni su questa operazione senza precedenti come possibile e apprezziamo il continuo sostegno delle organizzazioni interessate per il nobile obiettivo di eliminare le armi chimiche in tutto il mondo.

Ahmed Üzümcü

 
Personalmente abbiamo molte considerazione da esporre, oltre alla incomplete o dimenticate risposte, però lasciamo ai lettori più attenti la possibilità di lasciare nei commenti le loro perplessità.